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Preoccupato del suo destino personale più di quello del paese, il re Vittorio Emanuele III di Savoia abbandona la capitale. Alle 5 della mattina del 9 settembre, con un’autocolonna che si mosse dal ministero della Guerra, in via XX settembre. L’automobile del re, con tutte le insegne e quindi perfettamente riconoscibile, imboccò la Tiburtina seguita da un lungo corteo di macchine: destinazione Pescara. Sembra che la fuga del re fosse stata già preparata in precedenza e non decisa per l’incalzare degli eventi: “Il re sin dai primi di agosto aveva mandato a Ginevra (Svizzera) un treno con ventuno vagoni piombati e, successivamente, un altro di venti. E a Roma, dal 3 agosto, come spiccioli aveva fatto ritirare dalla banca poco meno di 17 milioni di lire…” ( E. Lussu).
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