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L’annuncio alla nazione dell’Armistizio concluso con gli angloamericani (la sospensione, cioè, di ogni attività bellica delle forze armate italiane nei loro confronti) fu trasmesso alla radio alle ore 19,45, preceduto da una nota di agenzia intorno alle 18,00. La nazione fu messa di fronte al cambiamento di rotta della politica italiana: per quanto riguardava il comportamento verso gli ex alleati (tedeschi) l’espressione risultava ambigua; si diceva che le forze armate italiane avrebbero reagito ad attacchi di qualsiasi altra provenienza (tedesca!) solo se messi nell’obbligo di difendersi. In quella situazione, però, con le clausole del Patto d’Acciaio (Italia e Germania), che non prevedevano per una delle due parti la possibilità di ritirarsi dal conflitto, era impensabile che i tedeschi avrebbero lasciato impunemente cambiare alleato alle forze armate italiane. Questo il giudizio di Bonomi, espresso pochi giorni prima: “Se la Germania sa che noi vogliamo staccarci e negoziare con il nemico, essa arriverà a Roma, passerà per le armi gli antifascisti, governo compreso, e restaurerà la dittatura fascista”. Roma e l’Italia vennero, dunque, lasciate alla mercè delle truppe tedesche che avevano passato, indisturbate, il Brennero, collocandosi in posizioni strategiche nei giorni precedenti l’armistizio.
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